3 ore, 700 persone, 101 bambini

Settecento morti in tre o quattro giorni sono un’enormità.

Se poi almeno 101 sono sicuramente sotto i 16 anni (così dicono gli ospedali – e di solito quindi vuol dire le cifre sono più alte…) siamo già ampiamente nella tragedia.

A questo ci aggiungo una ridicola, provocatoria “pausa umanitaria” di tre ore in cui andare a raccoglierli, questi morti e feriti. Ma magari a qualcuno gli scappa il dito sul pulsante, e un’ambulanza della Croce rossa salta per aria lo stesso… sai succede.

Naturale, che sto parlando di Gaza.
Ancora, sempre di Gaza, della Palestina, del più virulento e irrisolvibile focolaio di conflitti del nostro mondo.

Il focolaio su cui tutti i leader arabi speculano col culo parato, buttando populismo e fanfaronate impettite come benzina sul fuoco– si sa che a loro la benzina costa assai poco; in cui il governo israeliano ha una coda di paglia imbarazzante, e fa i conti sul solito effetto elettorale dei bombardamenti senza preoccuparsi di chi sotto a quei bombardamenti ci rimane; in cui l’opinione pubblica israeliana come sempre non si sente – se non quando dice quello che è bene far sentire; in cui i palestinesi sono divisi, spaventati, esaltati, invasati, infuriati, insomma pura carne da macello nelle mani di capi col culo altrettanto parato, a partire dai dirigenti di Hamas che come sanno tutti benissimo, non sono affatto a rischiare la pelle sotto le bombe di Gaza, ma ben al sicuro altrove – e dai loro rifugi spediscono altri esaltati / disperati / invasati / rassegnati a sparacchiare razzi fatti in casa sui confini di Israele.

Sono questi razzi il pretesto ufficiale dell’attacco: 4 morti in totale. Morti assurdi, morti immotivati. Quattro.
La risposta sono altri morti assurdi, altrettanto immotivati se si ha almeno il coraggio di ammetterlo. Ma settecento.

E una tregua di tre ore al giorno per andare a raccoglierli. Sempre che a nessuno scappi il dito sul pulsante.

E un silenzio assordante, assordante…

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