Alton Nehemiah Ellis.

In un blog che parla di canzoni – oltre che di tutto il resto – non si vorrebbe mai fare un post così.
Sai quando muore una leggenda vivente? Uno di quelli che fai chilometri per andare a sentire in piemonte, che insegui per studi di registrazione, di cui hai tutti i dischi – e intendo proprio dischi, vinile 33 e 45 giri…?

Alton Ellis è nato a Trenchtown – Kingston, Jamaica West Indies. Suddito di una delle ultime colonie della corona inglese, figlio (come tutti lì) dei discendenti degli schiavi africani, che in Jamaica venivano smistati per il mercato americano. Ha cominciato a cantare nel 1959, incidendo per il leggendario Studio One di Coxsone Dodd, e poi anche per la concorrenza, la Treasure Isle di Duke Reid. In polemica aperta con i rudeboys che avevano riempito le dancehall giamaicane di violenza e scontri anche armati al ritmo della musica ska, Alton Ellis inizio con canzoni ska contro i rudeboys, prendendosela anche con chi li scimmottava per vendere dischi (come il Bob Marley degli esordi…). In seguito, per Treasure Isle fu lui a codificare lo stile “rocksteady”, più calmo e sensuale, che poi diventerà il reggae. Le sue registrazioni degli anni 60 e 70, e in particolare il suo primo disco “mr. Soul of Jamaica”, sono ancora oggi le migliori testimonianze del suono di un periodo della storia jamaicana, tra l’indipendenza appena raggiunta e il sogno di riscatto dei discendenti degli schiavi, che è stato cruciale per la musica di tutto il pianeta.

Alton Ellis, dopo una lunga lotta col cancro, è morto nella notte tra il 10 e l’11 ottobre.
La chemioterapia gli aveva consentito una breve ripresa, che ha utilizzato nel 2007 per un tour (di addio… anche se non si sapeva!) comprendente anche due concerti clamorosi in Jamaica davanti alla sua gente, e un concerto che ho potuto vedere in Italia. Si è aggravato con un collasso dopo un concerto a Londra nel mese di agosto, e da allora è andato peggiorando fino alla morte.

Io l’ho ascoltato dal vivo diverse volte. L’ultima, nel concerto di quell’ultimo tour dell’estate 2007, in un piccolo festival nei boschi del Piemonte, con un palco, un impanto e una backing band nemmeno lontanamente degni della sua leggenda… e tuttavia col sorriso sulle labbra, e pieno di musica per tutta la serata.

Questo è uno spezzone di quel concerto: una delle tante canzoni originariamente scritte da lui, anche se il mondo non lo sa. Vorrei dedicarla, come uno schiaffo dai ghetti di Trenchtown, a tutti i fighetti che vanno ai concerti dei Bluebeaters a consumare questa musica come se fosse una ennesima cosetta superficiale.

Toglietevi il cappello davanti ad Alton Ellis.

Rest in peace fada.

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