Chi si rivede, le nazionalizzazioni…

Vedi come è strano il mondo?

Le nazionalizzazioni realizzate dai governi di sinistra in Sudamerica, negli anni 70, hanno portato ad un’ondata di dittature militari fascistissime, non si sa quante migliaia di morti e di persone “fatte sparire”… tutto ciò ispirato da gente come il signor Premio Nobel per la Pace Henry Kissinger, per evitarle, le terribili nazionalizzazioni fatte da pericolosi estremisti nemici della libertà – tipo Salvador Allende.

La lotta contro lo stato, la privatizzazione, svendita, sistematica spoliazione di ogni cosa pubblica è stata la bandiera di tutti i governi mondiali degli ultimi trent’anni, dalla coppia nefasta Tatcher & Reagan in poi: miniere, ferrovie, compagnie aeree…

Adesso negli USA e in Europa, si ripetono le proposte di nazionalizzazione.
Un ritorno di fiamma del vecchio socialismo?

Col cazzo.
Io non so niente di economia ma guardo e faccio i conti. I governi si stanno comprando le banche piene di debiti, per evitare che arrivino al fallimento e finiamo tutti come l’Argentina di qualche anno fa.

Le famose mega-corporation finanziarie che hanno dettato le magnifiche sorti e progressive del pianeta negli ultimi decenni, che hanno finanziarizzato tutto trasformando in speculazione e business anche il mercato del grano, che hanno lucrato su crisi umanitarie, diritti basilari e tutto l’immaginabile, adesso falliscono. E gli stati se le comprano, coi soldi nostri, per farle restare in piedi. E’ il capitalismo, baby.

Cornuti e mazziati, come sempre.

I fantastiliardi nelle tasche di uomini vergognosi, e i debiti sul gobbo di tutti. E solo uno, finora, si è suicidato – spero tanto, per la vergogna di aver capito che razza di schifo era quello che faceva.

Non c’è niente di strategico in queste nazionalizzazioni, non ci sono piani di sviluppo, visioni di un possibile futuro diverso, pensieri su quello che si vuol diventare – c’è solo una montagna di spazzatura da scopare sotto il tappeto; quello di casa nostra. E la spazzatura sono i detriti e le macerie del neoliberismo che cade sotto l’assalto dei suoi stessi dèi, capaci come sempre di vendersi l’un l’altro le corde con cui devono essere impiccati.

E un silenzio assordante.

Dove sono i G8, la Banca Mondiale, i mille think-tanks e i gruppi di studio degli economisti che facevano consulenza ai governi? Dove si nascondono tutti questi smidollati? Dov’è qualcuno che dica anche solo, Ok scusate, abbiamo sbagliato tutto?

(in Itaglia siamo talmente avanti, che alla finanziarizzazione non ci siamo mai nemmeno arrivati. Quindi dice che forse ce la caviamo. Intanto per allenarci, facciamo lo stesso giochino con una compagnia aerea che doveva fallire quindici anni fa. Buon divertimento.)

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2 thoughts on “Chi si rivede, le nazionalizzazioni…

  1. Ciao Michele, anche a me sono venuti in mente tutti i vari genietti della finanza creativa… E’ infantile, lo so, ma ho provato un certo senso di rivalsa. E’ ovvio invece che ci rimetteremo di tasca nostra.
    In Itaglia poi c’e’ la questione abbastanza inquietante dei derivati sottoscritti dai comuni, Milano compresa (ne aveva parlato Report…). E intanto quello di Catania e’ in bancarotta. Che cosa succede quando il comune in cui vivi *fallisce* ?! 😦

  2. L’aspetto più “crativo” del capitalismo nostrano (ma da come si è visto anche di quello degli altri Paesi) è l’idea che lo stesso sia la panacea di tutti i mali fin quando non mostra le proprie evidenti lacune strutturali. L’idea che una “mano invisibile” possa autonomamente regolare il mercato è, per assodato, un’idea fallimentare, perchè, al di là di evidentissimi limiti, non abbiamo nel mondo un capitalismo così come i padri del liberismo avevano prospettato (detta rozzamente la coincidenza tra domanda-offerta). Come dicevi tu, il capitalismo globalizzato è in mano a pochissime mega-corporation che vincolano non solo il mercato dall’interno ma indirettamente (e manco troppo…) anche dall’esterno costringendo i governi nazionali a far fronte a quelle crisi di sistema che sono inevitabili. Paradossalmente – e lo dice uno che continua strenuamente, nonostante tutto, a dirsi comunista – sono per un capitalismo puro e selvaggio. Credo che sia l’unico sistema per riuscire a smascherarne tutto l’aspetto torbido e evanescente sui cui si regge – pensa tu – l’economia mondiale. Nella speranza che si ritorni a regolare tramite Politica gli aspetti più ficcanti, da un punto di vista sociale, dell’economia.

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