Dodici euro e novanta

Entro nel minimarket all’angolo. Prendo a caso una scatola di biscotti, costa dodici euro e novanta.
Di sicuro ce ne sono anche che costano meno, ma questa ha la confezione colorata, coi biscotti farciti di cioccolato, salta all’occhio, è la prima che vedi. Dodici euro e novanta.

Dodici euro e novanta vale la vita di una persona.

Sempre che sia vero che Abdul Guibre, 19 anni, che viveva a pochi chilometri da me, abbia rubato i biscotti in un bar. Ma mettiamo che abbia fatto pure di peggio. Mettiamo che abbia rubato anche l’intero incasso. Mettiamo una cifra spropositata, qualche migliaio di euro, per dire.

Vale la vita di una persona?
Abdul Guibre, 19 anni – italiano, eh – come si affrettano a dire tutti – come se facesse differenza. Come se avere o no rubato i biscotti cambiasse qualcosa. Come se avere in tasca niente o un permesso di soggiorno o una carta di identità di questa repubblica facesse la differenza davanti al morire a colpi di sprangate in testa mentre ti gridano negro di merda.

E tra l’altro, adesso ci metteranno tutto l’impegno, a farlo diventare davvero un negro di merda: mi aspetto grandi rivelazioni su attività a grave rischio sociale, tipo farsi le canne o magari anche vendere il fumo – ma basterebbe il fatto che Abba frequentava i centri sociali, stava andando al Leoncavallo quella notte – insomma dai quella gente lì, si sa…

E ci faranno sopra (…speriamo, mi tocca anche dire…) tutto un vorticare di articoli di grande indignazione e condanna, dove faranno la gara a chi la spara di più, dimenticando sempre e comunque che è colpa loro, colpa di chi istiga da anni all’odio razziale, di chi continua a soffiare sulla paura e di chi, anche dall’ “altra parte” (?), non riesce proprio nemmeno a balbettare un’ipotesi di convivenza diversa, e si riduce miseramente in ginocchio davanti ai soliti bottegai a sbandierare la “sicurezza” come valore assoluto – ma se sei nero di pelle, non sei sicuro nemmeno di arrivare vivo al giorno dopo.

Se navigate questo blog all’indietro, fino alla sua versione 1.0, trovate un tot di facce di ragazzi.
Morti o feriti gravemente, così, per motivi ridicoli.

E prima o poi, nei post, trovate sempre scritta l’unica cosa che mi viene da dire a botta calda.

MA ANCORA?!

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2 thoughts on “Dodici euro e novanta

  1. La cosa peggiore sarà quando i media sposteranno il problema dal suo alveo legittimo – l’assassinio assurdo di un ragazzo per una merendina – per ricondurlo ad un generale discorso sulla mancanza di sicurezza e sulla paura collettiva percepita. Il risultato paradossale sarà l’inasprimento sulle norme che disciplinano i furti di merendine. Con la più terrificante delle serenità, dobbiamo prendere atto di vivere in un paese in cui le politiche di qualsiasi genere – dall’economia alla sicurezza – fanno leva solo sugli istinti più bassi e beceri delle persone.

    “a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
    eravamo gli ultimi cittadini liberi
    di questa famosa città civile
    perché avevamo un cannone nel cortile”

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