Consigli per gli acquisti / 2

Ho deciso che cercherò di annoiarvi ciclicamente con i miei acquisti in libreria, almeno quelli notevoli.
Dunque (ri-)comincio da qui:

Sono due diversi what-if, le cui ipotesi di partenza posso svelare senza problemi, dato che gli autori stessi lo fanno a partire dalla copertina. Comincio dal primo:

Leopardi non è morto. Vive a Londra. E’ il conte Rossi.

Non so a voi, ma a me questo è bastato e avanzato per farmi iniziare una caccia al libro durata settimane, complice forse la fine dei rifornimenti alle librerie sotto ferragosto – due o tre diverse librerie Mondadori (che pure il libro lo pubblica…) non ce l’avevano, finchè l’ho trovato per caso in una bellissima libreria di San Vincenzo, in Toscana (grazie Tommi e Stefi di averci invitato da voi!).

In realtà il libro è uscito da un sacco di mesi, io me l’ero perso (chissà se la pagina delle recensioni di Carmilla ha un feed, così evito altri buchi simili…) e l’ho poi ritrovato citato nel solito seminale saggio sul New Italian Epic di Wu Ming 1. Insomma comprato e letto.

Eccezionale.

Naturalmente sono di parte, rivere Leopardi alive and kicking intrattenersi con Dante Gabriel Rossetti, infamare i Savoia e i poetuncoli di corte come Prati e Bardi, è già più che sufficiente. Ma qui lo spettacolo è che Leopardi è lui, per davvero, la lingua usata da Zaccuri è esatta, perfetta e fantastica (ne parla diffusamente Genna nella recensione, sempre su Carmilla…) e per di più la vicenda, mentre aumenta lo spessore del rapporto padre-figlio con Monaldo, moltiplica le prospettive inserendo anche le coppie John Kipling / Rudyard Kipling (quello del Libro della Giungla e di “Se”…), e poi Rudyard Kipling / John Kipling figlio, e poi (a livelli abbastanza vertiginosi…!) un rapporto madre/figlio tra la poetessa francese Cecile Sauvage e il figlio compositore Olivier Messiaen, che ci porta fino ai nostri tempi oscuri (Messiaen fu prigioniero in uno stalag nazista, e poi maestro di gente come Boulez e  Stockhausen)…

Il secondo what-if lo devo ancora leggere, ma ho scovato in rete le prime poche pagine dell’introduzione, e già mi pregusto le 500 pagine del tomo. Il buon Enrico Brizzi (che nelle foto sembra sempre di più uno dei filuzzi di “54”, almeno per come me li sono immaginati io… tenete presente eh, in caso di film 😉 ) rivela anch’egli subito l’ipotesi di partenza, nel seconda di copertina:

L’Italia fascista ha rotto in tempo l’alleanza con Hitler e anzi ne ha contrastato le mire, guadagnandosi nel 1945 un posto al tavolo dei vincitori.

Paghiamo subito il dovuto dazio alla svastica sul sole di Dick (almeno così era il suo vecchio titolo nei “Cosmo Oro” di mio padre, quando l’ho letto io: oggi più correttamente lo ritrovate in giro col titolo orginale L’uomo nell’alto castello…) – però qui non è la Germania ad aver vinto, e ad aver trasformato il Mediterraneo prosciugato in un enorme campo di grano per nutrire il suo popolo alla faccia dell’alleato-macchietta Mussolini… ma il contrario. Dice il sito di Brizzi, che questo è grande romanzo sulle eterne passioni degli Italiani: calcio, amori facili e autoritarismo.

A questo non posso resistere. Vado a leggere, ciao.

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