Dall’isola…

Rieccoci alla base, spolveriamo il blog e ricominciamo a chiacchierare.
Dell’isola non vi dico niente, me la tengo tutta per me 😉

Dico solo che dall’isola (che sarebbe come dire, dalla Luna), l’Itaglia si vedeva lontana lontana. Un formicolare di omettini, omarini e omiciattoli sgomitanti per avere un posto in prima fila, e fighe d’ordinanza preoccupate di spuntare almeno il posto in ginocchio (anche davanti alla patta dei calzoni dei suddetti…) nella prima fila medesima.

Forse per questo, in piena crisi tra Russia e Georgia, appariva così minuscolo quel tale ministro che raccontava delle telefonate dell’esimio al suo amico Putin, e del fatto che tutte le diplomazie mondiali ci cercavano per sfruttare questo rapporto di amicizia.

Dall’isola, la vicenda tra Russia e Georgia è apparsa per quel che sempre sono queste vicende: un braccio di ferro tra una superpotenza imperiale (in questo caso la Russia di Putin) che vuole tener pulito il cortile di casa, e un caporione locale (si, sto parlando di Shakasvili) che fa il grosso pestando i piedi ai bulli, e millantando poi la possibilità di fare intervenire “a mio cuggino” George Bush a risolvere tutto. Il tutto, naturalmente, sullo sfondo dell’ennesimo corridoio di passaggio per approvvigionamenti energetici da tenere sotto controllo, e ammantando il tutto coi meravigliosi colori della libbbertà e della democrazia.

Dall’isola, ho preferito vedere l’esimio che firmava con Gheddafi.
Anche lì, il tutto ha sullo sfondo la solita fornitura di petrolio e gas, ma almeno lì i regimi non fanno finta di essere altro, e le chiacchiere sulla libbbertà non sono utilizzabili a copertura di una (ridicola e vergognosa) vicenda coloniale che si chiude con cinquant’anni di ritardo.

Noto a margine che la dimenticanza pilotata delle nostre famose democrazie, ha cancellato di colpo le bombe USA sulla Libia, le accuse di terrorismo islamico alla Libia (in tempi non sospetti, per altro… vi ricordate a chi era destinato l’uranio usato per costruire la macchina del tempo nel primo film della serie Ritorno al Futuro?), e la assodata condiscendenza (gli amici dell’esimio dicono, lassaiz-faire…) della Libia nei confronti delle attività dei trafficanti di uomini in partenza dalle proprie coste…

Dall’isola, o gioia e gaudio, si vedevano anche le Olimpiadi.
Sullo sfondo, in questo caso, repressione e violenze del regime cinese in Tibet, censure e bavagli alla stampa e tutto il resto, esattamente come ci si attendeva. Tutto passato sotto silenzio, esattamente come ci si attendeva. Anche dagli atleti.

Pavidi, forse. Ma giustamente, qualcuno di loro ha detto ai politici: datelo voi, il buon esempio.
Certo…

PS: che brutta gente frequenta,l’esimio?

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One thought on “Dall’isola…

  1. La questione delle Olimpiadi ha messo drammaticamente in luce quanto assolutamente strumentale è il baluardo sbandierato dei diritti umani. Possiamo dire, a paradossale rigor di logica, che la tutela internazionale dei diritti umani trova un limite geografico nel medio-oriente. Ciò che vale – o meglio, ciò che apparentemente vale – per gli abitanti di Baghdad non vale per i cittadini di Shangai. O forse sarebbe meglio dire che i diritti umani universalmente riconosciuti possano essere contrattualmente sindacati sulla scorta dei 1.400 miliardi di dollari che la Cina ha investito in titoli del tesoro statunitensi. Quindi fuori la Cina dalla “lista nera” degli stati canaglia e dentro per direttissima l’Uzbekistan. In effetti, a me, gli Uzbeki hanno sempre spaventato un bel pò.

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