i vestiti nuovi dell’imperatore

Si sa che i giornalisti in Italia sono una categoria ad alto tasso di smidollati.

Hanno la loro bella casta, su cui ovviamente non scrivono libri di successo (mai sputare nel piatto in cui si mangia), i loro begli inciuci col potere (tutto intero, il baraccone dei poltronissimi con tutte le sue sfumature), ogni tanto qualche martire da spolverare ed elogiare, e poi via di nuovo tutti ad auto-censurare e censurarsi, perchè insomma tengono famiglia.

Poi capita che un settimanale scriva delle cose che, per dire, si possono spesso leggere senza alcun problema sul feed della BBC (per dirne una, eh…): ad esempio, che è indecente schedare i rom con le impronte digitali in un paese che tanto fanfarona di libertà; o che invece di giocare ai soldatini, il governo di questo paese potrebbe più utilmente occuparsi delle due prime cause di morte dei suoi  cittadini: incidenti stradali e infortuni sul lavoro (come dice il recente rapporto Censis); o che magari il nostro augusto premier potrebbe smetterla di insultare la magistratura e di lavorare per schivarne le (fin troppo acute?) attenzioni, e dedicarsi al bene della comunità; o che insomma in questo paese ci sia una puzza di fascismo latente che ci fa quantomeno preoccupare.

Oddio, ma che scrivono questi?

Tutti i poltronissimi governativi abbaiano accuse di (catto-)comunismo, addirittura qualcuno scomoda il vaticano per chiedere di intervenire (sempre così fanno: mai le palle per rispondere direttamente a chi ti chiede conto di qualcosa…)… perchè il settimanale in questione è Famiglia Cristiana. E il vaticano risponde pure, dicendo che il settimanale non esprime la loro linea.

Te credo, dice il direttore degli eversori: mica siamo l’Osservatore romano!

Con toni sinceramente stupiti, dice che lui fa il suo mestiere di giornalista e direttore di una testata libera in un paese libero, ossia quando un potente fa una cazzata, o anche solo qualcosa con cui loro non sono d’accordo, ci scrive un articolo per denunciarlo. E via con un elenco nutrito di pulci fatte anche al governo Prodi.

Normale, no?

E invece, siccome i settimanali che fanno opinione, anche se non c’è più Cuore a contarle, continuano la loro vertiginosa gara a chi mette più tette e chiappe in copertina, e oltretutto una buona fetta sono di proprietà dell’esimio, non è normale per niente. E non è normale soprattutto che critiche così non vengano dalle solite Guzzanti, ma da un settimanale fatto da preti, edito da una (potente) casa editrice religiosa, distribuito nelle parrocchie, e con quella testata che, a quelli, li fa cagare in mano: “famiglia – cristiana”, ossia tutto quello con cui si riempiono la bocca nelle loro fanfaronate.

Mi tocca fare il tifo per Famiglia cristiana, capito?
Perchè come nella fiaba sui “Vestiti nuovi dell’imperatore”, ripete quel ritornello epocale che fa: …il re è nudo!

Per fortuna domani mattina vado in vacanza…

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5 thoughts on “i vestiti nuovi dell’imperatore

  1. Sai, leggendo le tue info ed i riferimenti musicali, lettarari e ideologici sembrava che il blog lo avessi scritto io. Superato l’immediato senso di smarrimento causato dall’improvvisa quanto improbabile clonazione (almeno potevano avvertirmi…) ho ritenuto fosse – più che opportuno – doveroso linkarti.
    Nella speranza di ribeccarti presto, magari con più calma, magari riuscendo pure a sentirti suonare…

    Sergio

  2. Dato che siamo sotto attacco dell’esercito dei cloni (di quello là…) magari riconoscersi in una schiera di anticorpi può essere utile 😉

    per il resto, ricambio il favore del link – ma spero di non deluderti denunciando un ormai irrimediabile allontanamento dall’indie rock italiano che invece mi sembra abbondare sulle tue pagine… beh comunque ne parliamo dai 😉

  3. Fossi in te non avrei mai risposto ad uno che definisce Wu Ming e Cacucci “impiastri”.
    Ma il tuo percorso sociale, politico e di volontariato (tussai…) è il mio percorso.
    Quindi posso capire la spiccata propensione nei confronti delle persone più sfortunate, siano essi poveri, bambini, emarginati, sfruttati o testedicazzo.
    Di Philopat ho letto “la Banda Bellini” e “Costretti a Sanguinare”.
    Entrambi molto interessanti.
    Se ti piace quel genere di tematiche ti consiglio “Gli Invisibili” di Nanni Balestrini.
    A presto

    Sergio

  4. ehehe…
    letto almeno tre volte 😉

    a sto punto rispondo al pingpong con “l’orda d’oro” di Balestrini insieme a sua maestà Primo Moroni, con lo zampino anche di Sergio Bianchi. fun-da-mental 😀

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