Non si esce vivi dagli anni 80

Gli anni 80 nei miei ricordi sono l’inizio dell’importanza dell’immagine. Quella sugli schermi, naturalmente: quella delle tv private che cominciano il loro lavoro tra l’apprezzamento e la simpatia di tutti. Adesso si vedono i risultati, e si vede che sbaglio abbiamo fatto.

Ma anche (forse soprattutto) gli anni di inizio dell’importanza dell’immagine che uno da di sè, dell’immagine nel senso di look.

Anni di stilisti e palastilisti, di Nike e Moncler, di marchi che cominciano a mettersi in posizione per il dominio del mondo che seguirà a breve. Anni di inizio della globalizzazione: quella dei fast food e della tv che finalmente ci porta i format degli Iuessei, ma ci porta anche le piazze di Berlino con le candele, e la piazza di Pechino che ferma i carri armati alzando le mani, almeno per qualche giorno. Anni in cui sottovoce e clandestinamente, cominciavamo a maneggiare computer, software hackerato che arrivava da misteriosi canali internazionali che poi erano l’internet, nelle sue forme primigenie.

Fossimo stati negli Iuessei, magari finivamo stramiliardari per aver creato la Sierra On-Line o chissà che altro.

E invece no, Brianza anni 80.

Giardini pubblici coi tossici incorporati, da evitare non guardare non considerare. E intanto una corsa senza regole ad essere di più e meglio. Mentre migliaia di persone si trovavano senza lavoro, per la prima volta maneggiando il no-future cantato giusto qualche anno prima per le strade di Londra. Crescere in questo casino, Drive-In alla televisione e i genitori a ritagliare annunci di lavoro dal giornale. Hai voglia, ad allevare dentro di te la forza. Quando poi l’amore ti colpisce in faccia come un tirapugni, ed è tutta roba tua, da smazzarti da solo.

Eppure la banda, era la forza più grande: passare il tempo a far passare il tempo, scoprire l’hiphop lo skateboard la breakdance, avanti di talmente tanti anni che nemmeno potevamo pensare di stare maneggiando un business così gigantesco. Fossimo stati negli Iuessei, potevamo creare una linea di streetwear e sponsorizzare Tony Hawk. E invece, vai a leggere copie di Thrasher arrivate chissà come fino a questa periferia dell’impero.

Campioni del mondo delle occasioni sprecate.
A brulicare dove piano si stava ricostruendo un seme di qualcosa, che covava sotto ceneri e macerie pronto a riempire le strade di noi, nel giro di pochi anni. E poi di nuovo a casa davanti alla tv, tanto per ribadire chi comanda.

Merlo del castello vola e va.
Cicca – ciccà:
io sto qua.

Non si esce vivi dagli anni 80.

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