“Tardi, molto dopo che gli impiegati di mezza età che pagano il mutuo sono andati a letto, la rete assume una speciale carica mutagenica. Questa cosa simile ad una ragnatela è ora nelle mani di chi abita nei seminterrati, di chi ha l’insonnia, degli adolescenti che stanno con le luci spente e i computer accesi. La rete è una delle poche cose fantastiche che noi abbiamo e che i nostri genitori non avevano e, cosa ancor più importante, che nemmeno i nostri zii e zie yuppies, che avevano tutto, avevano. E’ il nostro terreno, noi l’abbiamo organizzata, noi ci viviamo”.
J.C. Herz, I surfisti di Internet, 1995.
A parte il titolo di merda (scommetto che l’originale era molto meglio…) e a parte tutto, questa frase del libro mi ha sempre colpito, e da quando l’ho letto, appena uscito, non smette di suonarmi in testa.
Sarà che ho appena finito di vedere “Lavorare con lentezza” e son pieno di pensieri all’indietro e nostalgie impossibili. O che oggi una banda di bambini mi ha tritato i sogni di gloria e il tentativo ostinato di trasmettergli qualcosa di giusto, di non scontato parlando della rete. Ma poi gira e gira son finito ancora a questa frase.
Perchè il mondo è andato indietro, e saremo i primi piùpoverideilorogenitori, e con i vostri pettegolezzi del cazzo e televisioni e dirittidautore state riuscendo a rovinare anche l’unico angolo di non-definito che era rimasto – che è questo. Ma in notti come questa, mentre scrivo, ho la nostalgia del suono di handshaking del mio modem 1200 baud e della pagina di login del bbs prescelto, che piano si componeva. E se andava bene, era pure in grafica ansi.
Infatti poi son finito su anobii, e ho cercato il libro.
“Giudizio: consigliato ai nerd nostalgici”.
Va beh. Piglia e porta a casa.
Buonanotte.
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gen 19, 2012 @ 23:02:38