Ieri sera mi son trovato in mezzo a un sacco di gente che non vedevo da tempo. Come dice il film, gente in quell’età in cui non sai se metter su famiglia o perderti per il mondo… – e chiacchierare sul terrazzo con gli amici è un ottimo modo per differire la scelta.
Io che come sempre finisco a fare l’anziano tra i giovinastri, per una volta non mi sono sentito nemmeno troppo a disagio. Pance, carrozzine, lavoro più o meno precario e più o meno “interessante”… la so già tutta, questa storia – da un bel po’.
Atmosfera tranquilla e rilassata di chi si riconosce negli altri. Uno stava a New York fino alla settimana scorsa, quell’altro lavora coi fondi europei, appena tornato da Malaga e andrà presto in Belgio, l’altro ha la fidanzata a Parigi, l’altra programma di iscriversi a una cosa in Germania e gli altri partono tra poco per la Francia, mentre altri ancora sono appena tornati dall’Islanda…
Non so se digrignare i denti schiumando e gridando che siamo diventati un branco di fighetti fottuti, o pacatamente sorridere accettando che le cose cambiano e questo non è jet-set, ma solo la dimensione normale di cittadini adulti e attivi dell’Unione europea, dentro al mondo globalizzato, che guardano l’Itaglia e la vedono per quel che è, un cazzo di paesone provinciale, ignorante e veeeecchio, prima che nell’età, nello spirito e nel cervello – dove cambiamento, novità, sperimentazione, sono parole bandite da non so più nemmeno quanti anni.
(Oddio, in ogni caso certe mosse da fighetti milanesi radical-chic sono innegabili, ci sono state – e rivoltano lo stomaco).
Ad ogni modo ogni tanto è bello rallentare e chiacchierare – ed è così raro che quasi non me lo ricordavo; non sembrava nemmeno di essere in Itaglia, con questa atmosfera rilassata senza essere casinista e caciarona, aggressiva e volgare a tutti i costi. Sembrano le cose che mi racconta Riccardo della Spagna, sempre il solito mio chiodo, una socialità normale, diffusa, gratuita e spontanea.
Eppure ci ha pensato il vicino, a ricordarci dove eravamo, quando a mezzanotte e mezza ci ha cortesemente, ma fermamente e ripetutamente invitati ad andarcene “affanculo da un’altra parte, dai”.
Mi viene sempre la stessa battuta, la stessa di “supergiovane”… ovviamente è molto più di una frasetta buttata lì, quando Abatantuono recitando il “matusa” dice, chi sei tu che disturbi la MIA pubblica quiete?
Si, andarsene affanculo da un’altra parte, è decisamente un’opzione.
19 Luglio 2008 alle 9:33 pm |
Bello il tag “affanculo”. Evidentemente si prevedono molti futuri post sotto il medesimo tag
Che tristezza, il vicino. Immagino, vista la tua descrizione, che non stavate facendo poi quel gran chiasso. Qui da me spesso sono i vicini a far piú casino, e quindi c’è forse piú tolleranza. Il ragazzo argentino che vive qualche porta piú in là, dal volume con cui sente la musica tutti i pomeriggi, dev’essere un DJ col suo bravo soundsystem in salotto!
(Ah, i fighetti milanesi radical-chic, come non mi mancano!
Ciao!
Riccardo